Sogno.
Di potermi avvolgere di seta, completamente rilassata godermi l'aria della sera, i capelli raccolti, la pelle profumata, la risacca delle onde in lontananza, l'odore dei pini al tramonto e un attesa di te sotterranea.
Sogno.
Poterti stringere, liberi da quei blocchi che la mente aggira e non affronta, liberi da paure e incertezze, tornare adolescenti, tornare a quel punto in cui io senza volerlo ho scelto te e tu me.
Oppure a quell'agosto caldo umido dove la seta faceva da concerto alle tue mani che si muovevano veloci, dove l'unico profumo era quello che veniva dalla finestra socchiusa, odore di dolci appena sfornati.
Sogno.
E mi sveglio...peccato.
(l'opera è di Giovanni Boldini - Giovane donna bruna a letto)
Per quanto uno si sforzi di vivere una sola vita, gli altri ce ne vedranno dentro altre mille, e questa è la ragione per cui non si riesce a evitare di farsi male.
(Alessandro Baricco)
Ci pensavo un po' su stamattina.
Quanto della nostra vita è nostra davvero e quanto è vivere adeguandoci a quello che gli altri si aspettano da noi?
Forse era un alito o forse un uragano, non lo so.
So che il vento fuori soffiava forte o forse era solo una mia impressione ma lo sentivo, come mi entrasse dentro, come se all'improvviso in me ci fosse un qualcosa di nuovo e sconosciuto.
Una specie di graffio doloroso e allo stesso tempo adrenalinico, come quando senti un crampo e raccogli tutte le forze per finire la gara che stai facendo, come una specie di allarme in sottofondo che fingi di non sentire.
Non so cosa sia.
So che odio e amore esistono e non sono poi così nitidi.
So che se guardo lontano non vedo nulla.
So che quello che sento vale di più.

Le persone lunatiche
non dovrebbero incontrarsi mai.
(la foto è presa da http://www.nonsolohobby.net/immagini/effetti/caleidoscopio_solo1.jpg)

Ci sono attimi, sguardi, gesti che ti restano dentro per sempre.
Ci sono pensieri che ti attraversano la mente e in un nanosecondo si imprimono a fuoco e restano lì, a futura memoria, a testimonianare quello che eri in quel preciso istante.
Mi ricordo che la frase "I nodi vengono al pettine" quando ero bambina un po' mi spaventava : sapeva di capelli intricati e io che ho avuto per lungo tempo i capelli lisci e lunghi sapevo bene cosa capitava quando si intrecciavano.
Mia mamma ci dava dentro di spazzola senza lasciarsi impietosire dalle mie grida.
I nodi sono venuti al pettine, ecco la sensazione precisa che ho adesso.
Nessuna spazzola a portata di mano e nessuna voglia di soffrire per districarli.
Gran brutta faccenda.
Ho sempre avuto paura ma oggi è ancora diverso, oggi appena sveglio sento già fra le costole un trasalimento angoscioso, che batte, fa male, che non riesco a soffocare con le sole forze della ragione. Devo aprire gli occhi, guardare, guardarmi, e finalmente rendermi conto che questa paura è assurda, che la stanza dove ho dormito, benché estranea, non nasconde pericoli, e così la casa, la strada fuori, la città.
Poco fa il debole scricchiolio di un passo nella camera sopra la mia mi si è rivoltato in cuore e in gola come una misteriosa minaccia. Ecco: sollevo a due mani il lenzuolo e mi guardo, con la cautela che ormai so mettere in questi gesti di aiuto premeditato.
(Giovanni Arpino - Un'anima persa)

Non so perché...
La trovo struggente, ecco.
(l'opera è di Luigi Impieri : Tan-Go ballando sul cuore)
Ci sono giorni che cominciano male, in cui sai di dover fare una cosa spiacevole, sai che niente andrà come vuoi...
Ci sono giorni invece che nascono bene, che apri gli occhi e senti come un tepore diffuso, sai che stai bene, sai che niente potrà toccarti.
E ci sono giorni in cui ti svegli e senti che qualcosa non va ...non una cosa precisa, una sensazione.
Cerchi di concentrarti ma non capisci bene.
E allora provi ad ignorarla.
Ma non ci riesci.
E allora ti concentri.
Ma è peggio.
E come un'insofferenza che si insinua, che la senti fastidiosa dietro la nuca.
Mangiucchi distratta e cerchi di capire...niente.
Lasci che sia, lasci che ti rimanga dentro.
Ad un certo punto ti accorgi...è come una mancanza...sì ecco una mancanza...
Cerchi ancora di capire, ripercorri gli avvenimenti del giorno prima, cerchi un qualcosa di stonato che non trovi.
Continui a pensarci.
E poi all'improvviso capisci e senti come una rassegnazione crescere.
E' un qualcosa che hai detto, che lì per lì credevi fosse solo una della tante cattiverie che hai sibilato, credevi fosse un modo come un altro per fargli del male, per farlo sentire un po' come ti sentivi te : rassegnata e rabbiosa al tempo stesso.
Una frase, un mucchietto di parole, che hai detto forse così, senza pensare ma che adesso ti cadono addosso perché inizi a capire che in fondo sono vere.
E che sicuramente fanno piu' male a te.
Un mucchietto di parole che spesso si dicono così, con facilità, ma poi ci si ripensa e ci si ripete che no, ho esagerato magari,in fondo...
Una frase che pesa come un macigno perché è una delle peggiori disfatte, un aver investito energie andate perse all'improvviso.
Poche parole : io non fido piu' di te.
E un mondo che crolla...solo un po'
(la foto è di Giovanni Covassi e presa dal sito www.centoiso.com)

Aspettare che l'estate arrivi del tutto,
che il cielo diventi più azzuro,
che la notte profumi di fiori.
Aspettare che il grano imbiondisca,
che le rondini siano più di quelle quattro solitarie che si vedono ora,
che le campane della chiesa suonino a festa per il Santo Patrono.
Aspettare che quest'ansia sottile si plachi,
che il cuore riprenda a battere come prima,
che i pensieri tornino limpidi.
Aspettare che il filo si spezzi,
che la candela si spenga
e che un sospiro di sollievo esca.
Aspettare per capire.
Capire a cosa sto andando incontro
Capire se c'è un qualcosa a cui andare incontro.
Capire.
Aspettare.
Ho tempo, molto, ma non più da sprecare.
E parole nuove da scrivere e parole migliori da inseguire.
Purificata da un silenzio e da un distacco.
Aspetto.

E' una specie di fitta che mano mano si affievolisce...
Come un dolore che non senti più e non perché sei guarita ma perché alla fine ci fai l'abitudine.
Abitudine.
Se era questo che volevi ci sei riuscito....
Abitudine.
A tutto quello che dici senza pensarci, a tutto quello che fai fregandotene di chi ti sta accanto.
Se era questo che volevi...
Continuo a pensarmi in una stanza con un raggio di sole, tristezza leggera come nelle opere di Hopper, intrise di luce e malinconia...
Luce.
Il secondo passo dopo l'abitudine è la rassegnazione.
Poi il nulla.
Piano piano.
Senza forzare arriva.
Rooms by the Sea
Edward Hopper
Yale University Art Gallery, New Haven, Connecticut